Come va?

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San Tommaso: Tutto sommato, bene!

*San Tommaso d’Aquino (1225-1274) è stato un teologo, filosofo e accademico italiano, uno dei pensatori più illustri della filosofia Scolastica, definito dai suoi contemporanei Doctor angelicus ed elevato da Papa Pio V a Dottore della Chiesa.

La sua data di nascita non è nota con esattezza. Figlio minore dei conti d’Aquino, e pertanto destinato – secondo l’usanza dell’epoca – alla vita ecclesiastica, a cinque anni Tommaso venne mandato all’abbazia benedettina di Montecassino per ricevere l’educazione religiosa. Durante l’adolescenza, Tommaso proseguì i suoi studi a Napoli, dove entrò in contatto con l’ordine dei Domenicani, di cui entrò a far parte. In seguito, fu allievo, a Parigi e Colonia, del futuro Sant’Alberto Magno, di cui fu assistente e che lo avviò all’insegnamento.

Nel 1273, mentre celebrava la Messa, ebbe una sorta di rivelazione, in seguito alla quale non volle più scrivere né dettare nulla, affermando che quanto aveva scritto gli sembrava paglia in confronto a ciò che aveva visto. Nel 1274, mentre era in viaggio per partecipare al Concilio di Lione, Tommaso si ammalò gravemente: morì di lì a poco, nell’abbazia di Fossanova, intorno ai cinquant’anni.

L’opera principale di San Tommaso è la Summa Theologiae, in cui vengono trattate grandi questioni teologiche come il rapporto tra fede e ragione. Per Tommaso, essendo entrambe doni di Dio, fede e ragione non possono contraddirsi: la ragione, ammettendo di non poter dimostrare i dati della fede, riconosce che questi non sono mai assurdi o contro la ragione stessa; e ogni verità che si possa scoprire non minaccerà mai la Rivelazione, ma al contrario rafforzerà la conoscenza complessiva dell’opera divina e della Parola di Cristo.

Altri scritti fondamentali di Tommaso sono i commenti alla Scrittura, le Questioni disputate e i commenti ad Aristotele. L’Aquinate è infatti il punto di raccordo tra la filosofia classica e il pensiero cristiano. Tuttavia, smarcandosi dalla tradizione precedente che affermava la superiorità della filosofia, Tommaso sostenne il primato della teologia sulla base dei contenuti divini che questa affronta: tanto da definire la filosofia come ancilla theologiae e regina scientiarum.

Per San Tommaso, il punto di discrimine tra filosofia e teologia è la dimostrazione dell’esistenza di Dio, che il Doctor angelicus espose nelle celebri “cinque vie”: ex moto et mutatione rerum, per cui tutto ciò che si muove esige un motore primo, e non si può andare indietro all’infinito alla sua ricerca; ex ordine causarum efficientium, per cui una cosa non può essere causa efficiente di se stessa, ma necessita di una causa prima incausata; ex rerum contingentia, per cui l’esistenza di esseri generabili e corruttibili – cioè contingenti – non può che rimandare all’esistenza di un essere assolutamente necessario; ex variis gradibus perfectionis, per cui gli esseri hanno diversi gradi di perfezioni trascendentali (come bontà, verità, nobiltà), ma solo un grado massimo di perfezione rende possibili, in quanto causa, i gradi intermedi; ex rerum gubernatione, per cui, nell’universo, le azioni di realtà non intelligenti sono dirette a uno scopo, quindi, non essendo in loro questa intelligenza, ci deve essere un’intelligenza ultima che le ordina a un fine.

Come si può notare, queste argomentazioni prendono il via da dati sensoriali, procedendo poi con un ragionamento a posteriori. Questo perché, secondo San Tommaso, ogni tipo di conoscenza umana parte dall’esperienza sensibile: solo le intelligenze angeliche, infatti, sono in grado di apprendere direttamente gli intelligibili. La conoscenza è quindi un processo di adeguamento reciproco dell’anima (dell’intelletto) e della cosa. Ma alcune verità possono essere conosciute solamente per fede, a partire dalla rivelazione divina.

San Tommaso indirizzò diversi aspetti della filosofia del tempo: la già citata questione del rapporto tra fede e ragione, le tesi anti-averroistiche sull’anima, il tema dell’autorità della religione e della teologia. Il pensiero dell’Aquinate è stato così significativo da aver dato il nome a una corrente filosofica: il Tomismo.

Come va?

Giordano Bruno

Giordano Bruno: Infinitamente bene!

*Giordano Bruno, nato Filippo Bruno (1548-1600), è stato un filosofo, scrittore e monaco italiano, appartenente all’ordine domenicano: proprio in osservanza della regola domenicana, rinunciò al nome Filippo e assunse il nome Giordano.

In realtà, Bruno non fu mai davvero interessato alla vita religiosa o agli studi teologici, e i suoi dubbi verso dogmi come quello della Santissima Trinità lo portarono a rinunciare all’abito domenicano e a lasciare Roma. Scomunicato nel 1579, dopo essere stato arrestato in Francia, Bruno si trasferì in Inghilterra, dove tenne alcune lezioni a Oxford sulle teorie copernicane. A Londra pubblicò alcune delle sue opere più importanti, tra cui il dialogo filosofico De l’infinito, universi e mondi.

In effetti, il pensiero di Bruno ruotava attorno all’idea dell’infinito: caratteristica dell’universo in quanto creato da un Dio infinito – e infinitamente potente. Un universo descritto secondo la teoria di Copernico, che toglieva centralità alla Terra – e all’uomo, in quanto culmine della Creazione. Inoltre, Bruno sostenne l’esistenza di infiniti mondi, in ciò anticipando alcune idee della cosmologia moderna, come il multiverso.

Dopo anni di peregrinazioni in Europa, Bruno fece ritorno in Italia, forse nella speranza di ottenere una cattedra all’Università di Padova (quella dell’insegnamento fu un’ambizione costante nel corso della sua vita). Nel 1592, venne arrestato e incarcerato a Venezia dall’Inquisizione. Iniziò quindi il lungo processo per eresia, al termine del quale, dopo aver rifiutato di abiurare, Bruno venne condannato al rogo. Sembra che, dopo la lettura della sentenza, abbia detto ai giudici: “Forse tremate più voi nel pronunciare contro di me questa sentenza, che io nell’ascoltarla”. Nel 1600, Bruno venne condotto in piazza di Campo de’ Fiori, legato a un palo e bruciato vivo.

Quattrocento anni dopo, Papa Giovanni Paolo II espresse profondo rammarico per la morte di Giordano Bruno, pur non riabilitando la sua opera che resta incompatibile con la dottrina cristiana.