“Felici e contenti”, nonostante tutto

Come reagireste se, non appena imposto il lockdown, foste costretti a ospitare la vostra fidanzata e vostro fratello? O se, per via delle restrizioni, doveste discutere la tesi di laurea online assieme alla vostra coinquilina?

Ancora qualche giorno di pazienza e (forse) potrete averne un’idea…

Il 14 dicembre, infatti, esce Felici e contenti, la nuova pellicola di e con Edoardo Vivenzio – il mio mitico nipotone -, un anno dopo il grande successo di Indesiderato! Si tratta di un film a episodi che racconta il tentativo di resistere agli arresti domiciliari, non sempre in maniera irreprensibile: a ipocondriaci e malati di web si affiancano infatti i furbetti che si ostinano a girare nonostante le chiusure.

Il tutto all’interno di una tenera cornice in cui un ragazzo cieco e suo nipote riflettono sulla felicità, e su come sia possibile riuscire a trovare una luce perfino quando tutto sembra avvolto dalle tenebre. Nella speranza di poter tornare presto alla normalità, ci si può intanto consolare pensando che si può essere “felici e contenti” sempre, anche ora, nonostante tutto!

FELICI E CONTENTI

Scritto & diretto da Edoardo Vivenzio

con Edoardo Vivenzio, Matteo Iaquinti, Simone Sette, Giordana Paolacci, Maria Pia Arrigale, Debora Manzo, Francesca Iazzetta, Francesco Venerando, Gabriele Carone, Alessandro Groppioni, Jennifer Ciccarella, Emanuele Badei, Dario Luconi, Iacopo Bertolini, Riccardo Badei, Frank Senjo

EDOARDO VIVENZIO (Roma, 1996) inizia il suo percorso artistico nel 2012 scrivendo, dirigendo e interpretando cortometraggi e lungometraggi per il web. Inizia poi una web radio (ancora oggi in onda), una scuola di recitazione e un corso da Videomaker. Partecipa a vari festival tra cui lo Skepto Film Festival, nel 2014, per il cortometraggio “Gran Tour”.

Cinema, tutto pronto per gli Oscar 2020: le previsioni sui favoriti

Mancano ormai poche ore alla Notte delle stelle. Hollywood è pronta a brillare come ogni anno per l’assegnazione degli Academy Awards, giunti alla 92sima edizione che, per la seconda annata consecutiva, sarà priva di un conduttore ufficiale.

In attesa della sfilata sul red carpet, sono scemati perfino gli echi delle ridicole polemiche sulle scelte dei membri dell’Academy, accusati di razzismo e sessismo perché le nomination sarebbero troppo bianche e troppo maschie: quando l’unico criterio da seguire, con buona pace degli utili idioti del politically correct, dovrebbe essere il merito […].

L’editoriale di stamattina.

https://www.romait.it/articoli/30585/cinema-tutto-pronto-per-gli-oscar-2020-le-previsioni-sui-favoriti

Oscar 2020, tutti i pronostici dei bookmaker

Cinema, Oscar e polemiche di sessismo e razzismo: niente di nuovo all’Academy

Ipse dixit, l’Academy ha parlato. E, immancabili, sono immediatamente fioccate le contestazioni. Del resto, che nomination sarebbero se non fossero accompagnate da uno stuolo di polemiche? Alcune, in realtà, sono trite e ritrite, probabilmente perché affondano le proprie radici in quel politically correct che di quando in quando torna a farneticare per ricordare al mondo la propria esistenza: e, con essa, la propria inconsistenza […].

L’editoriale di stamattina.

https://www.romait.it/m/articoli/30375/cinema-oscar-e-polemiche-di-sessismo-e-razzismo-niente-di-nuovo-all-academy?

Nomination Oscar, domina Joker tra le “solite” accuse di sessismo e razzismo

Cinema, Tolo Tolo da record, ha il maggior incasso della storia al debutto

«There is only one thing in the world worse than being talked about» affermava con la consueta arguzia il grande Oscar Wilde, «and that is not being talked about» (“C’è una sola cosa al mondo peggiore del far parlare di sé, ed è il non far parlare di sé”).

L’aforisma, presente ne Il ritratto di Dorian Gray, è divenuto uno dei capisaldi del moderno marketing, e si adatta perfettamente alla strategia comunicativa di Checco Zalone per il lancio del suo nuovo film Tolo Tolo, di cui è anche, per la prima volta, regista. il comico pugliese aveva infatti optato per un trailer musicale, costituito dalla canzone “Immigrato” che tante polemiche ha suscitato da parte degli antropologicamente superiori usi a dividere pavlovianamente il mondo in base al grado di presunto (da loro) razzismo. Aveva anche precisato che il pezzo non era particolarmente rappresentativo della pellicola, ma ormai la diatriba era già in atto […].

L’editoriale di oggi.

https://www.romait.it/m/articoli/30278/cinema-zalone-tolo-tolo-da-record-il-maggior-incasso-della-storia-al-debutto?

Cinema, il trionfo di Checco Zalone e la strategia del “purché se ne parli”

“Indesiderato”

Ne avevo parlato un paio di settimane fa, e sono davvero contento di poter dare oggi un aggiornamento esaltante! Perché Indesiderato, il nuovo cortometraggio scritto, diretto e interpretato da Edoardo Vivenzio (aka Jack Edd, alias il mio nipotone nonché Jerry nella nostra prima performance teatrale congiunta) sta spaccando, ed è un successo davvero meritato!

Il film, che vede anche la partecipazione di Euridilla Scarponi, Lorenzo Vitrone, Alice Cappella, Francesco Venerando, Sara Fioravanti, Basilio Farmachid e soprattutto Davide Oliva (lui sa il perché dell’avverbio xD), racconta le peripezie di un fattorino depresso che, durante un viaggio di lavoro, incontra una serie di personaggi stravaganti che gli fanno capire quanto sia bella la vita, e quale sia il modo più giusto di viverla. E si chiude con un messaggio di speranza che, nello spirito, ben si accorda con le imminenti festività natalizie!

Auguro perciò a tutti un sereno e felice Natale (anche) con Indesiderato, ricordando che il cortometraggio è uscito negli Stati Uniti e nel Regno Unito su Amazon Prime Video il 17 dicembre, mentre in Italia è visibile su YouTube dal 18 dicembre! Ringrazio quindi di tutto cuore quanti lo abbiano già visto – e per chi non lo avesse ancora fatto, qui sotto c’è il link 😉

 

EDOARDO VIVENZIO (Roma, 1996) inizia il suo percorso artistico nel 2012 scrivendo, dirigendo e interpretando cortometraggi e lungometraggi per il web. Inizia poi una web radio (ancora oggi in onda), una scuola di recitazione e un corso da Videomaker. Partecipa a vari festival tra cui lo Skepto Film Festival, nel 2014, per il cortometraggio “Gran Tour”.

Natale con “Indesiderato”!!!

Ogni tanto fa piacere gioire, soprattutto per coloro ai quali si vuole (un gran) bene! E quale periodo migliore del Natale per esultare per i successi di un nipot(on)e?

A una settimana dalla festività più amata, il 18 dicembre, esce infatti in Italia il nuovo cortometraggio di Edoardo Vivenzio, Indesiderato!

Per chi fosse curioso, lascio la parola direttamente al mio talentuosissimo congiunto – che per chi non lo sapesse è anche mio compagno di teatro.

Vai Dodo, spacca tutto!

 

INDESIDERATO

scritto & diretto da Edoardo Vivenzio

con Edoardo Vivenzio, Euridilla Scarponi, Lorenzo Vitrone, Alice Cappella, Francesco Venerando, Davide Oliva, Sara Fioravanti, Basilio Farmachidi

Il cortometraggio uscirà negli Stati Uniti & Regno Unito su Amazon Prime Video dal 17 dicembre, mentre in Italia su YouTube dal 18 dicembre.

 

SINOSSI

Un fattorino depresso (Edoardo Vivenzio) durante un viaggio di lavoro per consegnare un importante pacco, incontrerà dei personaggi che gli cambieranno la vita: da Docktor (Lorenzo Vitrone), un tossico molto stravagante, a Margherita (Euridilla Scarponi), una ragazza omosessuale che vive insieme alla sua gelosissima fidanzata (Alice Cappella).

 

EDOARDO VIVENZIO (Roma, 1996) inizia il suo percorso artistico nel 2012 scrivendo, dirigendo e interpretando cortometraggi e lungometraggi per il web. Inizia poi una web radio (ancora oggi in onda), una scuola di recitazione e un corso da Videomaker. Partecipa a vari festival tra cui lo Skepto Film Festival, nel 2014, per il cortometraggio “Gran Tour”.

I grandi errori “fisici” di Avengers: Endgame

Avengers Endgame

Sono bastati pochi giorni ad Avengers: Endgame, l’ultimo film della saga dei Vendicatori, per sbancare i botteghini di tutto il mondo. Appena cinque quelli necessari a incassare 1 miliardo di dollari, un record che ne fa il film di maggior successo del 2019 e il sesto maggior incasso nella storia del cinema.

Tuttavia, non è tutto oro quello che luccica. E anche una pellicola di così grande successo non è esente da errori: alcuni dei quali sono piuttosto seri.

La trama del film

Endgame è il seguito di Avengers: Infinity War, di cui riprende la narrazione a partire dallo “schiocco” di Thanos, il malvagio Titano che nel 2018, sfruttando il potere delle sei “Gemme dell’Infinito”, ha sterminato metà delle forme viventi dell’universo.

Cinque anni dopo questi eventi, Scott Lang/Ant-Man, che durante questo periodo era rimasto bloccato nel “regno quantico”, riesce a sfuggirne scoprendo che per lui erano passate solo cinque ore. Il diverso scorrere del tempo apre la strada alla possibilità di tornare nel passato, cosicché gli Avengers possano riunire le Gemme dell’Infinito prima che ci riesca Thanos.

Malgrado varie peripezie e una pesante perdita, il successo della missione consente a Bruce Banner/Hulk di annullare lo schiocco di Thanos, riportando in vita coloro che erano stati dissolti.

Tuttavia, il Thanos del 2014 riesce a scoprire i piani dei Vendicatori, e piomba col suo intero esercito nel loro quartier generale (nel presente) per appropriarsi delle Gemme dell’Infinito, distruggere l’intero universo e crearne uno nuovo che sia cosciente solo di ciò che ha ricevuto, senza ricordare ciò che è stato perso.

Nel corso della battaglia che ne segue, il Titano riesce a impossessarsi delle Gemme, ma viene bloccato dall’intervento di Carol Danvers/Captain Marvel e dal sacrificio di Tony Stark/Iron-Man che, pur consapevole che un essere umano non può sopportare la potenza delle Gemme, opera lo schiocco per far dissolvere Thanos e il suo esercito.

Alla fine, per adempiere a una promessa, Steve Rogers/Captain America entra nel regno quantico per riportare le Gemme nel tempo in cui gli Avengers le avevano prese, ripristinando la linea cronologica originaria. Tuttavia, torna nel presente visibilmente invecchiato, spiegando ai suoi amici di essersi riunito alla ragazza che amava nel passato e di aver vissuto con lei una vita felice. Ormai anziano, Rogers non può più difendere il mondo, e rinuncia al ruolo di leader dei Vendicatori.

Gli errori di Endgame
Come accennato, la trama della pellicola è minata da (almeno) tre gravi “distrazioni” che ne compromettono l’intero svolgimento – e hanno delle serie ripercussioni perfino su alcuni dei film precedenti.
Anzitutto, non viene data alcuna spiegazione di come Ant-Man riesca a sfuggire al regno quantico. Il che è paradossale, se si pensa che entrambi i film che hanno per protagonista Scott Lang si basano sull’impossibilità di lasciare il mondo subatomico (salvo interventi esterni che, in ogni caso, in Endgame non occorrono).
E, dal momento che è Ant-Man a suggerire l’idea di tornare indietro nel tempo – e a fornirne una sorta di dimostrazione -, la lacuna sul suo ritorno nel mondo mesoscopico risulta piuttosto seria. Ma non la più seria.
Nella parte finale della pellicola, si assiste a uno scontro tra l’ormai redenta Nebula del presente e l’ancora perfida Nebula del passato. Poiché quest’ultima minaccia di uccidere la sorella Gamora, la Nebula del presente le spara.
Va da sé che si tratta della più elementare delle violazioni nei viaggi nel tempo: se Nebula uccide la se stessa del 2014, non può essere viva nel presente in cui spara alla sé del passato.

Ma non è neppure questo l’errore più grave – anche se ne è, in qualche modo, una sorta di antesignano.
Il finale del film si basa sul fatto che Thanos viaggia nel futuro per impossessarsi delle Gemme dell’Infinito, salvo essere sconfitto – ed eliminato – grazie soprattutto al coraggio di Iron-Man.
Questo però crea il maggiore dei paradossi. In base alla cronologia, infatti, è il Thanos del 2014 a venire ucciso (nel 2023), prima di poter effettuare lo schiocco che, nel 2018, elimina metà delle forme viventi nell’universo causando tutti gli eventi successivi.
Ma, se Thanos non effettua lo schiocco, non c’è motivo per cui, nel 2023, gli Avengers debbano tornare indietro nel tempo per cambiare eventi che, di fatto, non si sono mai verificati.
In pratica, questo errore non crea solamente un immenso paradosso nella trama di Endgame, ma addirittura annulla totalmente tutti gli eventi di Infinity War.

Di più, non è neanche possibile che Ant-Man resti prigioniero del regno quantico, dal momento che anche questo avvenimento è una conseguenza dello schiocco di Thanos (nel 2018): e, dunque, Scott Lang non può avere l’idea risolutiva del viaggio nel tempo – che del resto, come argomentato poc’anzi, non avrebbe alcun senso.
Insomma, l’ultima pellicola degli Avengers resta sicuramente un grande successo, soprattutto grazie ai colpi di scena del finale. Tuttavia, sarebbe forse bastata un po’ più di attenzione ai dettagli – neanche troppo marginali -, per rendere Endgame un film davvero memorabile.

 

Sliding Doors e la meccanica quantistica

In molti conosceranno e ricorderanno Sliding Doors, film del 1998 che vedeva come assoluta protagonista Gwyneth Paltrow. Molti meno, probabilmente, saranno coloro che sono ferrati in meccanica quantistica – anche se magari saranno appassionati di The Big Bang Theory.

Ma a volte il Cinema può aiutare la Scienza. E avvicinarla a coloro che, magari, l’avrebbero altrimenti sentita come fredda e distante.

La meccanica quantistica è la teoria che descrive il comportamento degli atomi e delle particelle subatomiche. Fondamento della fisica moderna, la meccanica quantistica lascia spazio a diverse interpretazioni per quanto riguarda l’essenza del cosmo e della natura.

Una delle difficoltà riguarda il fatto che i fenomeni descritti dalla meccanica quantistica non sono caratterizzati da relazioni causa-effetto (per cui un evento è conseguenza di un altro), bensì da relazioni probabilistiche. L’elettrone, per esempio, viene rappresentato con una funzione – detta “funzione d’onda” – che dipende dalle coordinate spaziali e dal tempo: il significato di tale funzione, tuttavia, non è altro che la probabilità che l’elettrone occupi una determinata posizione nello spazio a un determinato istante.

L’applicazione dei princìpi della meccanica quantistica a dei sistemi macroscopici può dare risultati paradossali, come ha dimostrato l’esperimento mentale detto, appunto, “paradosso del gatto di Schrödinger”. In questo esperimento, il fisico austriaco Erwin Schrödinger immaginò di chiudere un gatto in una scatola assieme a una sostanza tossica, che inizialmente è sigillata ma a un certo punto, del tutto casualmente, verrà liberata.

Ciò significa che, finché la scatola non viene aperta, il gatto a ogni istante ha la stessa probabilità di essere vivo e di essere morto: ovvero, in base ai princìpi quantistici è contemporaneamente sia vivo che morto.

Questo caso sconcertante serve a porre l’attenzione su un particolare aspetto: l’esistenza di possibilità alternative. Nel caso dell’esperimento mentale di Schrödinger, le alternative sono che il gatto sia vivo o sia morto: e, a seconda di quale dei due eventi si verifica (e anche dell’interpretazione della meccanica quantistica considerata), il destino dell’intero universo potrà essere completamente differente.

Ricorda qualcosa? È esattamente il principio alla base di Sliding Doors.

Nel film di Peter Howitt, la protagonista Helen Quilley (Gwyneth Paltrow) vive due vite parallele e indipendenti a seconda che riesca o meno a prendere la metropolitana. Questo semplice evento dà luogo a due differenti dimensioni nelle quali il destino di Helen prende strade completamente diverse.

Ora, si immagini che i due eventi “Helen prende la metropolitana” e “Helen non prende la metropolitana” abbiano la stessa probabilità di verificarsi. La domanda diventa: quale dei due si verifica? O meglio ancora, non potrebbero verificarsi entrambi?

Secondo la principale interpretazione della meccanica quantistica (l’interpretazione di Copenhagen), la risposta è no. Questa ipotesi, infatti, prevede che, una volta che sia accaduto un determinato evento, la probabilità che si verifichi l’alternativa si annulli. Quindi, se Helen prende la metropolitana, non c’è più alcuna possibilità che si verifichi l’evento opposto “Helen non prende la metropolitana”: così come, se il gatto di Schrödinger è vivo, non c’è possibilità che sia morto.

Questa interpretazione è certamente vicina al senso comune, ma ha un grosso limite: deve postulare che la funzione d’onda che descrive un intero universo (quello alternativo) si riduca a zero, cioè collassi. E ciò dovrebbe accadere ogni singola volta che si verifica un evento in grado di ramificare l’universo – il che crea a molti scienziati notevoli imbarazzi.

Esiste però un’altra interpretazione, che è in grado di rimuovere il problema del collasso della funzione d’onda: è l’interpretazione a molti mondi. Secondo tale teoria, ogni evento è comunque un punto di diramazione, ma i rami dell’universo sono ugualmente reali – pur non potendo interagire fra loro. Nel caso di Sliding Doors, vuol dire che ci sarà un universo in cui Helen ha preso la metropolitana, e un altro (completamente separato) in cui Helen non ha preso la metropolitana: e i due universi sono ugualmente reali.

Interpretazione a molti mondi.png

È il principio alla base di quello che è stato definito “multiverso”, ovvero l’esistenza di dimensioni parallele al di fuori del nostro spaziotempo. Naturalmente, è molto più difficile immaginare che possano esserci altri universi al di fuori del nostro, il che rende l’interpretazione a molti mondi più lontana dal senso comune. Ma c’è un fatto che potrebbe forse far propendere per questa ipotesi – un fatto su cui vale almeno la pena riflettere: l’universo, a partire dal Big Bang, è in continua espansione, come dimostrato già da Edwin Hubble negli anni ’20 del secolo scorso. Ebbene, se non c’è nulla oltre il nostro universo, in cosa si sta espandendo?

Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar

Pirates of the Caribbean - Dead Men Tell No Tales

I morti non parlano. Questa è la rassicurante minaccia che riecheggia costante per tutta la prima parte di Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar, quinta pellicola del fortunato franchise che vede come protagonista Johnny Depp, di nuovo nei panni dell’iconico capitan Jack Sparrow.

Un po’ meno protagonista del solito, per la verità – e questa forse è una delle principali note stonate del film, che per il resto mostra di aver imparato certe lezioni: sia rispetto alla vacuità del suo immediato prequel, che agli emicranici intrecci della coppia di pellicole successiva a La maledizione della prima luna (che resta il vero capolavoro della saga).

Questa volta, capitan Sparrow appare troppo dipendente dai suoi compagni d’avventure, per l’occasione costituiti da Henry Turner (Brenton Thwaites), giovane e testardo erede delle vecchie conoscenze Will Turner ed Elizabeth Swann; e Carina Smyth (Kaya Scodelario), un’astronoma che viene scambiata per strega dal primo all’ultimo minuto, e che sembra la fotocopia più affascinante e saccente del personaggio di Keira Knightley.

I morti non parlano. E’ il messaggio, che riecheggia il titolo originale della pellicola (Dead Men Tell No Tales), affidato al giovane Turner dall’antagonista di turno, il capitano spagnolo Armando Salazar (Javier Bardem, che si fa notare più che altro per il modo in cui i suoi capelli si alzano al rallentatore), per gli amici e soprattutto per i nemici il “Macellaio del Mare”. Guarda caso, il messaggio è diretto a Jack che, molti anni prima, lo aveva uccellato e reso inoffensivo anche grazie all’ausilio magico-geografico di un luogo ameno noto come “Triangolo del Diavolo”.

Anche se per una volta capitan Sparrow non sembra deliberatamente in cerca di guai (benché affermi che questo è un “orribile stile di vita”), viene risucchiato nell’usuale pletora di trame e sottotrame in cui tutti hanno lo stesso obiettivo e ognuno ha diverse motivazioni. Il bersaglio comune è il Tridente di Poseidone, un perduto artefatto incantato in grado di spezzare ogni maledizione del mare.

Henry lo vuole per liberare suo padre dall’Olandese Volante, e a tale scopo stringe un patto con Carina, la quale ha fatto di un particolare diario, contenente “la mappa che nessuno sa leggere” (che conduce al Tridente e che lei, guarda caso, riesce a leggere), la sua missione di vita: questo diario è l’unico ricordo tangibile che la ragazza ha del padre che non ha mai conosciuto (l’idea sarebbe rivelarne l’identità nel finale, il problema è che si capisce con largo anticipo). A complicare ulteriormente il quadro vi sono Barbossa (un sempre straordinario Geoffrey Rush), le cui mire mutano con la stessa velocità con cui Ibrahimovic cambia squadra, e un’inutile e per fortuna fugace comparsata della flotta britannica, abbagliata dall’idea di poter dominare i mari.

E poi, naturalmente, c’è Jack. Che in questo bailamme deve sfuggire alla vendetta di Salazar. A un certo punto, infatti, non solo i morti parlano, ma prendono rapidamente il comando del mare: cercano – come rivela una “vera” strega – una perla, una ragazza, e un passero (sparrow nell’originale).

A questo punto, come da tradizione, gli accordi sotterranei si moltiplicano, si fanno e si disfano, ma in modo molto più lineare e meno cervellotico, perciò più gradevole soprattutto rispetto a Pirati dei Caraibi – Ai confini del mondo: il che rende l’intreccio molto avvincente, evitando al contempo allo spettatore le cefalee dovute allo sforzo di provare a seguire il gioco delle alleanze.

Le sequenze che si dipanano nell’ultima parte della pellicola sono di grande impatto emotivo, anche grazie alla splendida colonna sonora di Geoff Zanelli – per l’occasione sostituto di Hans Zimmer.

Ma non è l’unica trovata che merita. Johnny Depp ringiovanito per esigenze di flash-back è una goduria per le sue ammiratrici. I fan della prima ora possono festeggiare i cameo di Orlando Bloom e Keira Knightley (e l’insolito mutismo di Elizabeth, visto che la voce della sua doppiatrice italiana è l’aspetto più fastidioso del personaggio). A ciò si può aggiungere un terzo cameo, quello di Paul McCartney che, sulla scia di Keith Richards, veste i panni di un avo di capitan Sparrow – nello specifico, l’omonimo zio Jack.

Una pecca (oltre a quelle già citate en passant), che un appassionato della saga non può non notare, riguarda un clamoroso buco nella trama riguardante la bussola che punta verso il luogo dove si trova ciò che più desidera il suo possessore.

In fin dei conti, comunque, La vendetta di Salazar può non essere un capolavoro assoluto, ma forse non merita neppure la pioggia di critiche che ha ricevuto.

Un consiglio finale: rimanete fino alla fine dei titoli di coda. Perché è vero, i morti non parlano. Ma nella saga di Pirati dei Caraibi, stiamo attenti a dare per scontato che intendano riposare in pace.