Fast and Furious 8

Fast and Furious 8

Mettere d’accordo allo stesso tempo me, mia sorella e mio fratello è un’impresa che non ha nulla da invidiare alle dodici fatiche di Ercole. Ecco perché il fatto che Fast & Furious 8 (The Fate of the Furious) ci abbia lasciati tutti entusiasti può già dare un’idea di quanto spettacolare sia la pellicola diretta, per l’occasione, da Felix Gary Gray.

Ottavo film del fortunato franchise, e primo in cui l’assenza del povero Paul Walker non è purtroppo dovuta a esigenze sceniche, Fast & Furious 8 non ci ha risparmiato le corse e le scazzottate, i muscoli e il sex appeal che sono ormai il marchio di fabbrica della saga: tuttavia, nella continua esigenza di reinventarsi lo sceneggiatore Chris Morgan ha dato vita a un intreccio elettrizzante, che per tutto il tempo continua a intrecciarsi senza pause, tra colpi di scena mozzafiato e trame sotterranee che fanno a spallate con piani palesi – o che tali sembrano solamente.

Ci avevano lasciati col cuore sanguinante, mentre la macchina di Brian O’Conner volava verso il cielo con il sottofondo strappalacrime di See You Again. Ci vuole poco perché la luna di miele che Dominic Toretto (Vin Diesel) sta trascorrendo a Cuba con la sua Letty (Michelle Rodriguez) venga turbata dalla misteriosa presenza di una femme fatale (impersonata da una Charlize Theron che, nei giorni scorsi, ha molto ridimensionato l’importanza del bacio che ha scambiato col protagonista) che, forse in omaggio a Matrix, si fa chiamare Cipher.

A partire da questo incontro si sviluppa una trama appassionante che ruota attorno all’inspiegabile tradimento di Dom nei confronti della sua Famiglia. Tradimento autentico? E se sì, cosa può aver spinto Toretto a un passo così inaudito?

E’ quanto la sua (ex?) squadra deve cercare di capire, arruolando per l’occasione un vecchio nemico come Deckard Shaw (Jason Statham), che ha a sua volta dei conti in sospeso con Cipher. L’interazione di Shaw con Luke Hobbes (Dwayne Johnson, a.k.a. The Rock), fatta di continue minacce e controminacce, è senza dubbio la parte più divertente della pellicola, e prova ne è che la battuta più spassosa del film non viene per una volta pronunciata da Tej Parker (Ludacris) o Roman Pearce (Tyrese Gibson), ma proprio da Hobbes: ed è talmente esilarante che neppure Shaw riesce a trattenere le risate, malgrado si trattasse dell’ennesima minaccia ai suoi danni (“I’m gonna knock your teeth so far down your throat you’ll have to shove a toothbrush up your ass to brush ‘em!”).

Il resto è pura adrenalina, condita dall’ironico realismo di Mr. Nobody (Kurt Russell), dai tentativi di rapida crescita del suo giovane collega Little Nobody (Scott Eastwood), e dai cameo di Luke Evans (di nuovo nel ruolo di Owen Shaw) e soprattutto di una straordinaria Helen Mirren (in una parte che sembra disegnata da Chuck Lorre).

In attesa di vedere come finirà il confronto titanico tra Famiglia e Capofamiglia, due ultime considerazioni. La prima riguarda la presenza di un nuovo, doveroso e forse ancora più emozionante omaggio a Paul Walker – o meglio, al personaggio che interpretava.

La seconda è che non c’è niente da fare. Vin Diesel e Dwayne Johnson ci possono provare, possono fare i duri o i simpatici, mostrare i muscoli o concedersi inediti attimi di tenerezza: ma il più fico oltre la legge, come è inevitabile quando c’è lui di mezzo, resta sempre Jason Statham.

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