Sì, no, forse

Premessa: so perfettamente cosa voterò al referendum di novembre, anche se ovviamente non lo dirò in pubblico. Eppure, non mi viene mai così tanta voglia di votare no come quando sento parlare gli esponenti del sì, né mi viene mai così tanta voglia di votare sì come quando sento parlare gli esponenti del no.

Allargando il discorso, questo fastidio si può configurare come l’ennesimo sintomo di una frattura sempre più netta tra il popolo impegnato a far quadrare i propri conti e una politica interessata a questioni che, seppure importanti, non appaiono che freddi tecnicismi. E, non a caso, l’unico argomento che sembra far drizzare un minimo le antenne è il conflitto tra la possibilità di sbarazzarsi dell’ennesimo Premier mai eletto e l’eventualità di prolungare il suo mandato a Palazzo Chigi.

Per il resto, l’economia è quello che è (da anni), il lavoro lo trovano solo gli immigrati, la crisi dei profughi si acuisce ogni giorno di più (tanto da aver scatenato i radical-chic di Capalbio, che “l’immigrazione sì, ma mica dove sto in vacanza io”), e l’Isis continua a minacciare l’invio di terroristi attraverso i barconi.

Ma noi ci consoliamo col buonismo e l’accoglienza e il dialogo e con un membro del Governo (sic!) che si gloria di un centinaio di espulsioni fingendo di ignorare che, se davvero volessero colpire l’Italia, i kamikaze non farebbero poi chissà quale fatica: il tutto mentre il Parlamento, paralizzato da una campagna elettorale destinata a durare 5-6 mesi, discute di provvedimenti essenziali come le droghe libere.

Sempre più complimenti a tutti.

Suicide Squad 

Prima le cose importanti. Suicide Squad è un bel film, fumettistico – perciò irrealistico dalla prima all’ultima battuta, ma forse anche per questo godibilissimo: il non senso, infatti, è completamente funzionale all’evasione dalla realtà, che è l’obiettivo e la cifra di questo genere di pellicole.

Will Smith (Deadshot) e Margot Robbie (Harley Quinn) rubano nettamente la scena – e volendo anche l’occhio, mescolando follia e ironia, con un tocco di sentimentalismo che non si fa mai melenso.

Il Joker di Jared Leto è meno irritante di quanto si potesse temere, pur restando un bel po’ di spanne sotto quello magistrale di Heath Ledger – ma anche sotto l’interpretazione di Cameron Monaghan in “Gotham”.
Le vere note dolenti, però, sono rappresentate dal personaggio di Capitan Boomerang, simpatico come un calcio nei genitali, e soprattutto dalla presenza di Batman, seppure limitata a pochissime scene (non è che si pretende il ritorno di Christian Bale, ma non sarebbe male un attore vero al posto di Ben Affleck…).

Nel complesso, comunque, i pregi superano di gran lunga i difetti. Non ci resta quindi che attendere l’annunciato sequel.