Il miracolo di Benedetto XVI

Peter Srsich e Benedetto XVI

1.

 

I membri della Fondazione dei Desideri sgranarono gli occhi.

– Sul serio?! – disse uno di loro, un giovane che non sembrava esattamente a suo agio con il silenzio.

Peter abbassò lo sguardo. Tanti pensieri affollavano in quegli istanti la sua mente… Per lo più, avevano a che fare col tempo: un bene raro e prezioso, quando è in scadenza…

Ma di quella cosa era certo. Più certo di quanto non fosse mai stato sicuro di qualcosa nei suoi diciassette anni.

– Sì – confermò. – Sono convinto… che starei benissimo… se potessi fare… un viaggio in Vaticano… –

Gli operatori si guardarono l’un l’altro negli occhi. Qualcuno manifestava stupore, qualcun altro puro sconcerto. Ma era il Desiderio di Peter.

Il ragazzo si voltò verso la finestra della sua stanza. Sembrava indifferente, ma in realtà il suo spirito ribolliva.

Era così strano?

I volontari annuirono. Non potevano assicurargli che sarebbero riusciti a esaudirlo. Ma gli garantirono che avrebbero fatto tutto quanto era in loro potere.

Peter annuì a sua volta. Anche se non riusciva a mostrarlo, era felice. Una possibilità, ancorché remota, era più di quanto avesse avuto negli ultimi mesi, più di quanto avesse osato sperare. E una flebile speranza è sempre meglio di nessuna speranza.

 

2.

 

La vita di Peter era cambiata nell’estate dei suoi sedici anni, quando una fastidiosa tosse seguita da un’insolita, opprimente stanchezza aveva suggerito ai suoi genitori un consulto con degli specialisti.

Si pensava a una polmonite. Ma la realtà era ben peggiore. Linfoma non Hodgkin al quarto stadio. Una massa di dieci centimetri che, annidatasi nel polmone sinistro del ragazzo, premeva sul suo cuore.

Era l’inizio di un calvario fatto di estenuanti cicli di chemioterapia, depressione, domande strazianti sul disegno che Dio aveva per quel giovane. Suo padre Tom e suo fratello minore Johnny avevano voluto rasarsi a zero per mostrargli che anche loro combattevano la sua battaglia, ma Peter trovava maggiore conforto nella Fede.

Per questo motivo, un suo amico aveva fatto realizzare 1200 braccialetti di gomma verde, con la semplice scritta “Prega per Peter” accompagnata dalla citazione biblica preferita del giovane.

Noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno.

(Rm, 8, 28).

E poi, un giorno, erano arrivati gli operatori della Fondazione dei Desideri.

“Fantastico…” aveva pensato Peter.

Sapeva che si trattava di un’organizzazione che ogni anno aiuta qualche centinaio di giovani e giovanissimi, affetti da patologie gravissime, a realizzare un sogno.

Peter sapeva cosa significava. Era un malato terminale. Ed era difficile concentrarsi su un desiderio, sapendo che sarebbe stato l’ultimo…

A quel punto, però, che aveva da perdere? E, in effetti, c’era qualcosa che aveva sempre sognato…

– Vorrei incontrare il Papa – aveva detto.

E, senza saperlo, aveva appena fatto cambiare strada al suo destino.

 

3.

 

Marta disse a Gesù: – Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!

Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà -.

Gesù le disse: – Tuo fratello risusciterà -.

Gli rispose Marta: – So che risusciterà nell’ultimo giorno -.

Gesù le disse: – Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà;

chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?-

Gli rispose: – Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo –.

(Gv 11, 21-27).

 

Peter sospirò. Lazzaro era stato riportato in vita. Ma a quanti viene data una seconda chance…?

 

4.

 

– 14.000 dollari. Non una gran cifra -.

Non visto, Peter sollevò un sopracciglio. Lui e quella donna avevano evidentemente concetti della ricchezza decisamente diversi. Il ragazzo sospirò. Alla fine, si disse, è tutta una questione di prospettive.

Perché era vero. Il suo Desiderio era uno tra i meno costosi mai realizzati dalla Fondazione. Di sicuro, però, era il più speciale.

E venne maggio. Un bel mattino primaverile, a Roma, con il sole che si divertiva a baciare i Sacri Palazzi del Vaticano.

Era un mercoledì di fine mese, giorno dell’udienza settimanale di Papa Benedetto XVI, l’umile lavoratore della vigna del Signore che aveva raccolto la difficile eredità di un gigante della Fede come San Giovanni Paolo II.

Peter lo guardava da lontano, accanto ai suoi genitori e al fratello, e il suo cuore era gonfio d’orgoglio. Il suo sogno era divenuto realtà. Il suo sorriso splendeva sotto l’ombra della Cupola di Michelangelo, accanto al Colonnato del Bernini.

Assaporò ogni minuto di quell’udienza. Che poi, troppo presto, giunse a conclusione. Con un sospiro, Peter cercò di memorizzare quanti più dettagli possibile di quel giorno e di quel luogo, sapendo di voler custodire quel ricordo come uno dei più preziosi della sua breve esistenza.

Ma poi, di colpo, un sacerdote si avvicinò. Scambiò poche parole con Tom. Gli occhi dell’uomo iniziarono a brillare.

Peter si voltò verso di lui. Con la voce che gli tremava, suo padre gli disse che dovevano mettersi in fila. Erano invitati a parlare personalmente con Sua Santità.

 

5.

 

Un milione di sensazioni diverse lampeggiavano nell’anima di Peter mentre la distanza dal Pontefice diminuiva. All’inizio, era stata pura euforia. Ora, però, stava prendendo il sopravvento l’imbarazzo.

Perché tutti i fedeli cui era stato concesso il suo stesso, immenso onore stavano offrendo al Successore di Pietro dei doni dal valore inestimabile. Corone d’oro, un meraviglioso quadro raffigurante la Vergine…

Solo lui era lì, senza nulla di valore da porgere al Vicario di Cristo, se non il suo cuore… Suo padre gli porse il proprio braccialetto di gomma, uno di quelli che chiedevano una preghiera per il giovane. Solo per non presentarsi proprio a mani vuote.

E venne il momento. E per un attimo Peter si sentì quasi mancare. Era di fronte a Papa Ratzinger, torreggiava coi suoi quasi due metri sul fisico minuto del Santo Padre, ma non riusciva a non sentirsi in soggezione. Era sopraffatto dall’emozione.

Eppure, il sorriso di Benedetto XVI era così dolce, così carico d’affetto… E la mano di Peter si allungava verso di lui, e gli porgeva quel braccialetto che gli era apparso un dono così misero…

Ma il Papa lo strinse tra le mani, e il suo sorriso si fece ancora più radioso, e con tutta la sua profonda umiltà, con tutta la sua premura di padre, domandò in silenzio a quel ragazzo cosa lo affliggesse.

– Santità… – balbettò Peter, – ho… ho un cancro… –

E non riuscì a dire altro, se non una flebile richiesta. Una benedizione.

Il giovane chinò il capo. Ma, in maniera del tutto inaspettata, Benedetto XVI gli prese le mani con la sinistra, e allo stesso tempo gli posò la destra sul petto – nel punto esatto in cui il tumore aveva messo le sue lugubri radici.

Peter sgranò gli occhi. Solitamente, la benedizione viene impartita imponendo le mani sul capo, e lui non aveva mai accennato alla localizzazione anatomica di quella massa aliena che lo divorava dall’interno!

La confusione, però, durò solo un attimo, poi lasciò spazio a una gioia pura e innocente, a un senso di benessere destinato a non svanire, anzi ad aumentare di giorno in giorno, anche dopo il ritorno in Colorado, come una valanga che acquista nuova forza a ogni istante.

Finché Peter non lesse di nuovo lo stupore sui volti che lo circondavano – ma erano volti diversi, che vestivano camici bianchi, e lo stupore si accompagnava a una felicità immensa.

Perché la battaglia era finita, e Peter aveva vinto. I medici tremavano dalla commozione. Quel ragazzo, che avevano dato quasi per spacciato, era completamente guarito.

 

6.

 

Era morto, ed è tornato in vita. Era perduto, ed è stato ritrovato.

(Lc, 15, 32).

 

Ovviamente, il suo caso era completamente diverso da quello del figliol prodigo. Eppure, prescindendo da inopportuni parallelismi tra il deserto spirituale e la sofferenza fisica, Peter trovava che le loro storie avessero delle affinità. A volte, capita veramente di avere una seconda opportunità.

Le campane suonavano. Presagio di festa. Eppure, ultimamente, Peter si sentiva molto più vicino al suono del silenzio, come il profeta Elia che, ignorando l’impeto del vento, la violenza del terremoto, il furore del fuoco, era uscito dalla grotta in cui si era rifugiato solamente al sussurro di una brezza leggera.

Il giovane alzò lo sguardo al cielo. Le sue domande non erano cambiate… si chiedeva ancora quale fosse la missione che Dio gli aveva affidato.

Ma era cambiato il suo stato d’animo. Non c’erano più dubbi angoscianti. Solo una pace profonda, e un senso di gratitudine che si accompagnava all’irresistibile necessità di dispensare a fratelli meno fortunati anche solo una goccia di quella luce che gli era stata donata.

Guardava una foto sul suo comodino. Risaliva a quel giorno di fine maggio, in piazza San Pietro. Con un sorriso, Peter ripensava a un motto che gli era capitato di sentire in quel periodo.

“Ci sono quattro tipi di teologi al mondo: i cattivi teologi, i buoni teologi, i teologi eccellenti, e Joseph Ratzinger”.

3 comments

  1. mariagrazia.dipalermo@virgilio.it · giugno 19, 2016

    Cristo ora, oggi e sempre

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  2. Maurizio Dossi · giugno 20, 2016

    Papa Ratzinger è un uomo rivestito già ora di Santità dall’ Alto. Chi lo segue nella Preghiera fiduciosa nulla ha da temere!

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  3. Pingback: A 15 anni dall’elezione di Papa Benedetto XVI | Organon

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