Ora il politicamente corretto vuole i Re Magi donne

Nulla di strano… è solo ciò che ci aspetta nel più che malaugurato caso che al Governo dovessero andare quegli incapaci dei 5 Stalle o quei relitti della Storia che sono i post (?) comunisti…

Giuliano Guzzo

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Sbagliava chi pensava che l’eliminazione dei presepi o quello versione gayfriendly fossero l’ultima parola di un delirio politicamente corretto che, ahinoi, non conosce purtroppo confini e ogni giorno si manifesta

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Il “male minore” porta Male

Ringraziamo pure chi di dovere…

il blog di Costanza Miriano

dito nella diga

di Mario Palmaro   da La Nuova Bussola Quotidiana

“Sta per essere girata una nuova puntata della telenovela cattolica dedicata al cosiddetto male minore. Da una decina d’anni, la dottrina del male minore si è impossessata come un demone di importanti fette del mondo cattolico. In base a questa strategia, i cattolici in politica – e gli organi di informazione e formazione che li spalleggiano – non devono più ‘limitarsi’ (sic) ad affermare i principi non negoziabili opponendosi alle iniziative legislative che li negano, ma devono assumere l’iniziativa legislativa promuovendo leggi che affermano quei principi solo in parte, ma che impediscono l’approvazione di leggi peggiori.[…]

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Dio si rivela, al cinema, nelle ferite di un omosessuale

“Indifferentemente da quale sia l’origine del vostro male, ciò che realmente conta è che quel male non è mai né l’unica, né l’ultima parola su di voi”.
Una testimonianza coraggiosa e, probabilmente, molto più realistica di molte altre.

il blog di Costanza Miriano

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di Giorgio Ponte  per La Croce Quotidiano

Recentemente ho avuto la possibilità di vedere in anteprima un nuovo film dai creatori di Terra di Maria (capolavoro, se non lo avete ancora visto, fatelo!). Si tratta del film documentario Dio esce allo scoperto, nato un paio di anni fa in Spagna e da qualche tempo visionabile nelle sale italiane previo raggiungimento di un numero minimo di prenotazioni (per prenotarsi http://www.infinitomasuno.it/index.php/iscriviti-alla-mailing-list/).

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Tennis is the real game of thrones

 

Tennis is a perfect metaphor. It’s like life should be.

On the court, it’s just you and your opponent. At the most, you can have an ally – then, just immaterial support.

It’s you who must fight your battle. You can’t delegate to others, you can’t run away. You can’t offload the responsibility for your defeat onto others, nor anyone may give someone else the credit for your success.

Victory has a thousand fathers but, save for unusual cases, it only rises from the winner’s superiority – even if it’s a momentary superiority, a superiority lasting a day, a superiority lasting a few hours. And the loser’s always granted the honours of war.

Tennis is the real game of thrones. A game with no armies, a game of Kings. There’s courage and there’s respect, there’s strategy and there’s rivalry, there’s excellence and there’s strength.

No games. Just sports. Only life.

 

Il tennis è il vero gioco dei troni

 

Il tennis è la metafora perfetta di come la vita dovrebbe essere.

In campo sei solo, tu contro il tuo avversario. Al massimo puoi avere un alleato – il resto è sostegno puramente immateriale.

Sei tu che devi combattere la tua battaglia. Non puoi delegare ad altri, non puoi fuggire. Non puoi scaricare su altri la responsabilità della tua sconfitta, né nessuno potrebbe attribuire ad altri il merito della tua vittoria.

Il successo ha molti padri ma, salvo casi eccezionali, deriva unicamente dalla superiorità del trionfatore – anche se fosse una superiorità momentanea, una superiorità di quel giorno, una superiorità di quelle ore. E allo sconfitto è sempre concesso l’onore delle armi.

Il tennis è il vero gioco dei troni. Un gioco senza eserciti, un gioco di Re. C’è coraggio e c’è rispetto, c’è strategia e c’è rivalità, c’è classe e c’è potenza.

Niente trucchi. Solo sport. Solo vita.

 

Autism and language

Noam Chomsky

I am talking about the greatest living linguist again. I speak with no trace of irony, though it may look like a provocation. Noam Chomsky’s still the greatest living linguist. His insights have been and still are a milestone to the cognitive sciences. But, sometimes, even the best can make a mistake.

Chomsky’s one (and the same can be said for his supporters) is identifying the gist of language in the sentence. But studies carried out on people suffering from cognitive disorders such as autism (or schizophrenia as well) disprove the American genius’ theory.

The sentences built by these subjects are syntactically and grammatically perfect. Yet, their speeches lack totally coherence. Because the gist of language isn’t in the sentence: it’s in the speech.

The cognitive deficits of autistic subjects emerge in narrative. And, not surprisingly, an important line of research asserts that language evolved to allow us to tell stories.

But why does this task seem to go beyond the ability of autistic subjects?

Until recently, the cause was believed to be a deficit in Theory of Mind, since it’s well known that autistic people can’t attribute mental states to others.

Nowadays, however, something else is thought to be involved. Many authors, starting from the evidence of the lack of coherence in autistic subjects’ speeches, based their researches on causal connectedness – by some considered the litmus test for coherence. However, and paradoxically, tests have shown that, if there’s a deficit, it regards local, not global coherence (which should have resulted in the failure in storytelling).

And that’s another paradox. It’s also well known that autistic people show a deficit in time projection – at least towards the future. Since this feature is even important in “normal” conversation – therefore, it plays a key role in narrative -, it’s possible that another system involved in the pathology is Mental Time Travel. Yet, time was practically ruled out by all linguistic studies on autism.

Perhaps, in this case, we may reasonably use Simon Baron-Cohen’s expression “mental blindness”. The only question is whether, in this case, it should be more appropriately addressed to certain researchers.